Category: Società

Molti blog stanno parlando di un episodio alquanto disdicevole e che deve far sicuramente generare delle discussioni. Il caso è il seguente:
Un ragazzo scrive un post su una vicenda che lo ha visto protagonista, dove critica i servizi di una azienda dove aveva acquistato dei mobili, arrivati nei tempi non concordati e con vari difetti. Tra i commenti ai post ne riceve uno dal tono minaccioso, da un tale che dice di essere l’amministratore della suddetta azienda e di aver querelato l’autore del post per una cifra pari a 400.000 euro e diffidando altri ad inserire post commenti sull’argomento.
Chiaramente tutta la blogsfera si è scheriata con l’autore del post, questo ha provocato che la notizia si sia espansa a macchia d’olio. Un errore madornale quello della ditta, che se avesse risolto i problemi invece di preoccuparsi nella querela, avrebbe magari guadagnato qualche punto.
La riflessione però è che anche chi scrive una critica su un sito può essere querelato, con somme spropositate. Deve pagarsi un legale per difendersi, anche se ha ragione, e questo gli comporta un esborso monetario non indifferente, considerando che moltissimi blogger sono studenti.
Certo, mi sembra strano che un amministratore annunci una querela su un post. Si sa che tutti possono inserirlo. Comunque resta il fatto che su google, quando si cerca il nome dell’azienda, non ne esce un bel quadro.

Nota: in seguito alla cancellazione del post in questione da parte dell’autore, ho scelto di non effettuare nessun link. L’obiettivo del post è quello di ragionare sul problema di voler tappare la bocca a coloro che criticano l’operato delle aziende.

Oggi ho visto l’intervento dell’attuale Presidente del Consiglio, che ha chiesto, durante il convegno dei giovani industirali se non erro, dove ha annunciato il “divieto assuluto di intercettazioni, salvo per i reati di mafia, di camorra, di ‘ndrangheta, di criminalità organizzata e di terrorismo”.
Una domanda fatta alla folla è stata, vediamo quanti sono quelli che hanno paura di essere intercettati… Beh, cosa vuol dire aver paura di essere intercettato? Beh certo, non è che possa far piacere.. qualcuno magari arrossirà a risentirsi in qualcosa, ma veramente tutti pensiamo di essere indagati o andare in galera? Questo provvedimento lo trovo veramente scandaloso e sarà una grandissima penalizzazione per le indagini di tutti gli altri crimini. Soprattutto gli inciuci tra i poltici, che potranno intrallazare cose e favori tra di loro, senza che l’opinione pubblica sappia niente.
Ora nelle televisioni è già iniziata la campagna mediatica sulle falsità che divengono realtà, e che la gente crede, come che le intercettazioni costano troppo (mentre la multa per le frequenze televisive non assegnate al loro leggittimo proprietario - vedi europa 7 e rete 4 - quella non viene nominata); che si viola la privacy dei terzi, che tutti siamo intercettati, che sono inutili, che mistificano la realtà…
Un interessante articolo su quest’ultimo argomento è un editoriale di Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera, dal titolo “Leggende spacciate per verità“.

| foto di MOLLY BEZZ sotto licenza Creative Commons |

Ieri sera un’altra puntata interessante di Report sul Made in Italy dal titolo “Disoccupati di lusso“. Il servizio, che può essere rivisto online qui,  mostra dove producono molti marchi di moda italiani. Prima si affidavano ad artigiani, ora sono passati alla manodopera cinese, che lavora più ore, in nero, e si è espansa molto sia in italia che in cina stessa. Il trucco è abbastanza facile, basta che ci sia un componente della lavorazione che sia italiano per ottenere il marchio Made in Italy. Anche se prodotto in cina.
Le borse, vendute alle case per 25 - 30 euro e rivendute da 300 in su sono l’esempio più lampante. I cinesi qui in italia aprono magazzini, assumono 3/4 di manodopera clandestina in nero e possono permettersi prezzi molto bassi. Ecco come i marchi possono avere un taglio delle spese di manodopera.
Questi marchi non sono tenuti a controllare il processo produttivo. Ad honor del vero, solo Gucci, si dice nel servizio, ha effettuato una verifica in tutto l’indotto per verificare la produzione.
Gli artigiani italiani non reggono questa concorrenza sleale e, mentre molti sono falliti e falliscono nel silenzio, altri sono costretti ad adeguarsi, lavorando e assumendo in nero per tagliare i costi e molti iniziano produzione di falsi, anche se falso, in questa storia, è un concetto del tutto relativo.

| Foto di monkeyking sotto licenza Creative Commons |

Oggi stavo effettuando delle ricerche su internet e mi sono imbattuto in un sito, Openpolis, dove è possibile monitorare un politico. C’è una pagina per tutti i politici eletti, con il loro ruolo, la loro email, la loro carriera parlamentare con i voti espressi per le diverse proposte e le presenze e assenze in parlamento. C’è anche la possibilità di creare un widget per seguire diverse cose all’interno di un blog, come le dichiarazioni di un politico, l’evoluzione di un determinato argomento e molto altro.

Dalle dichiarazioni dei redditi messe online, emerge un panorama del tutto particolare per coloro che detengono un’attività. Ecco la classifica dei redditi per categorie ( fonte: Valdelsa.net ):

1. Notai 436.000 euro
2. Farmacie 135.000
3. Studi medici 56.000
4. Commercialisti 54.000
5. Fabbricazione macchine 53.000
6. Fabbricazione prodotti gomma 50.000
7. Studi legali 49.000
8. Fabbricazione motori 46.000
9. Lavorazione metalli 46.000
10. Odontoiatri 45.000
11. Ingrosso macchine utensili 42.000
12. Assicuratori 41.000
13. Ingegneri 41.000
14. Fabbricazione macchine ufficio 34.000
15. Commercio ingrosso elettrodomestici 33.000
16. Agenti di commercio 32.000
17. Agenzie immobiliari 32.000
18. Ferramenta 31.000
19. Costruzioni 30.000
20. Editoria e stampa 30.000
21. Elettricisti e idraulici 28.000
22. Fabbricazione calzature 28.000
23. Software house 28.000
24. Commercio ingrosso alimentari 26.000
25. Negozi accessori autoveicoli 26.000
26. Servizi pulizia 25.000
27. Panettieri 24.000
28. Fabbricazioni mobili, divani 23.000
29. Fabbricazione porte, finestre 23.000
30. Ingrosso tessuti e abbigliamento 22.000
31. Commercio ingrosso ortofrutta 21.000
32. Imbianchini 21.000
33. Meccanici 21.000
34. Accessori abbigliamento 19.000
35. Alberghi 19.000
36. Benzinai 19.000
37. Negozi mobili 18.000
38. Autosaloni 16.000
39. Negozi alimentari 16.000
40. Agenzie di viaggio 15.000
41. Camionisti 15.000
42. Ristoratori 15.000
43. Bar, caffè e gelaterie 14.000
44. Macellai 14.000
45. Negozi di elettrodomestici 12.000
46. Negozi abbigliamento e scarpe 11.000
REDDITO MEDIO 31.000 euro

E’ interessante notare come i gestori di bar, i ristoratori e altre categorie dichiarino in media fino a 15.000 euro.

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