Ieri sera un’altra puntata interessante di Report sul Made in Italy dal titolo “Disoccupati di lusso“. Il servizio, che può essere rivisto online qui,  mostra dove producono molti marchi di moda italiani. Prima si affidavano ad artigiani, ora sono passati alla manodopera cinese, che lavora più ore, in nero, e si è espansa molto sia in italia che in cina stessa. Il trucco è abbastanza facile, basta che ci sia un componente della lavorazione che sia italiano per ottenere il marchio Made in Italy. Anche se prodotto in cina.
Le borse, vendute alle case per 25 - 30 euro e rivendute da 300 in su sono l’esempio più lampante. I cinesi qui in italia aprono magazzini, assumono 3/4 di manodopera clandestina in nero e possono permettersi prezzi molto bassi. Ecco come i marchi possono avere un taglio delle spese di manodopera.
Questi marchi non sono tenuti a controllare il processo produttivo. Ad honor del vero, solo Gucci, si dice nel servizio, ha effettuato una verifica in tutto l’indotto per verificare la produzione.
Gli artigiani italiani non reggono questa concorrenza sleale e, mentre molti sono falliti e falliscono nel silenzio, altri sono costretti ad adeguarsi, lavorando e assumendo in nero per tagliare i costi e molti iniziano produzione di falsi, anche se falso, in questa storia, è un concetto del tutto relativo.

| Foto di monkeyking sotto licenza Creative Commons |

Domenica 11 maggio, Report si occuperà di un “problema”, o presunto tale, relativo alla diffusione delle antenne Wi-Fi. Vi sono sempre più antenne e sempre più access point all’interno delle nostre città. Questo, se da una parte ci da la possibilità di poterci connettere a una rete wireless, potrebbe nascondere determinati problemi. Alcuni scienziati affermano infatti che l’inquinamento elettromagnetico può provocare danni alla salute. Sarà sicuramente una puntata interessante da non perdere, per chiarire molti dubbi riguardo a questa tecnologia.

AGGIORNAMENTO POST PUNTATA:

Dopo aver visto la puntata, devo dire che il documentario messo in onda riguardava soprattutto la Gran Bretagna, dove il Wi-Fi ha avuto una diffusione capillare già da diversi anni. Sembra che questa tecnologia, con esposizione prolungata alle onde emanate, potrebbe provocare dei problemi in futuro. Per ora gli studi non confermano tale posizione ma non la smentiscono. Molti governi hanno deciso di tenerla sotto esame per vedere gli effetti, effettuando sempre altri studi. Le polemiche sono state accese soprattutto riguardo la questione di antenne vicino a luoghi frequentati da bambini, come scuole e parchi giochi, in quanto il loro cranio più sottile fa si che assorbano maggiormente queste onde, ma anche per una serie di soggetti (si è detto il 3% della popolazione svedese), definiti Ipersensibili, che soffrono in maniera particolare queste onde. In Svezia questa è già stata considerata una malattia.
Data comunque la grande influenza che l’industria delle telecomunicazioni può portare ai diversi studi, è necessario usarla con attenzione e con un cautelato allarmismo.

| Foto di Dana Spiegel sotto licenza Creative Commons |

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