Ieri sera un’altra puntata interessante di Report sul Made in Italy dal titolo “Disoccupati di lusso“. Il servizio, che può essere rivisto online qui, mostra dove producono molti marchi di moda italiani. Prima si affidavano ad artigiani, ora sono passati alla manodopera cinese, che lavora più ore, in nero, e si è espansa molto sia in italia che in cina stessa. Il trucco è abbastanza facile, basta che ci sia un componente della lavorazione che sia italiano per ottenere il marchio Made in Italy. Anche se prodotto in cina.
Le borse, vendute alle case per 25 - 30 euro e rivendute da 300 in su sono l’esempio più lampante. I cinesi qui in italia aprono magazzini, assumono 3/4 di manodopera clandestina in nero e possono permettersi prezzi molto bassi. Ecco come i marchi possono avere un taglio delle spese di manodopera.
Questi marchi non sono tenuti a controllare il processo produttivo. Ad honor del vero, solo Gucci, si dice nel servizio, ha effettuato una verifica in tutto l’indotto per verificare la produzione.
Gli artigiani italiani non reggono questa concorrenza sleale e, mentre molti sono falliti e falliscono nel silenzio, altri sono costretti ad adeguarsi, lavorando e assumendo in nero per tagliare i costi e molti iniziano produzione di falsi, anche se falso, in questa storia, è un concetto del tutto relativo.
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Domenica 11 maggio,
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